lunedì 4 novembre 2013

Barriera di Milano: sapori di confine e socialità

La Barriera di Milano è un quartiere popolare della VI Circoscrizione di Torino, delimitato a nord da via Sandro Botticelli, a est da corso Regio Parco, a ovest da corso Venezia e a sud da corso Vigevano e da corso Novara.
Sorto in una zona originariamente industriale e proletaria, Barriera di Milano confina dunque con i quartieri di Rebaudengo (lato nord), Regio Parco (lati nord ed est), Aurora (lato sud) e Borgata Vittoria (lato ovest). Tradizionalmente noto come la Bariera dl'Emme secondo il vecchio uso torinese, ad oggi il quartiere è anche conosciuto semplicemente come Barriera dai suoi residenti.


Il quartiere di Barriera di Milano cominciò a prendere forma nella seconda metà del XIX secolo, a seguito della costruzione della prima cinta daziaria di Torino. Eretta a partire dal 1853 allo scopo di garantire il controllo doganale sulle merci in entrata, la cinta muraria separava fisicamente l'abitato interno alle sue mura, costituito dal centro storico e dai quartieri limitrofi, dalle campagne e dai territori prevalentemente agricoli presenti sino ad allora nella periferia cittadina.
L'ingresso in città, relativamente alla sua parte cintata, era reso possibile dalla presenza di varchi, detti "barriere", che assicuravano il pagamento del dazio. Fra le tante barriere costituite lungo il perimentro delle mura, la più famosa e storicamente quella di maggior rilievo fu la barriera eretta nell'attuale piazza Crispi, lungo l'allora strada Reale d'Italia (oggi corso Vercelli), e chiamata appunto "barriera di Milano" (giacché guardava alla strada per il capoluogo lombardo).


Quartiere di particolare interesse industriale ed economico già dopo i primi anni sessanta, in contrapposizione con il quartiere Mirafiori della zona sud di Torino e sede della Fiat Auto SpA. I primi importanti stabilimenti industriali si insediarono però già a partire dalla fine del XIX secolo, con la Fiat Grandi Motori (la storica marca GM, 1905) e diverse industrie tessili, nonché l'industria dei pneumatici CEAT, in Via Leoncavallo, aperta nel 1939 e la cui produzione cessa nel 1979, con definitiva chiusura nel 1982 e riconversione dell'area ad abitazioni e servizi civici. In corso Vigevano era presente dagli anni trenta il biscottificio Wamar, nato nel 1922 in un laboratorio di pasticceria artigianale in via Susa, e specializzato nella produzione industriale di wafer, frollini e biscotti. Chiude, dopo alterne vicende, nel 1991 e gli spazi ora sono occupati da attività commerciali e di servizi.
Sempre in ambito industriale, in una delle tre vie principali del quartiere, corso Vercelli, ha sede la Fiat Fonderie (in passato fabbrica, ora solo uffici); in via Cigna ha invece sede l'importante ditta di trasporti e logistica Gondrand SpA; in via Bologna hanno sede le Fonderie Subalpine SpA e la ditta di telecomunicazioni e citofonia URMET; in Corso Novara ha sede lo stabilimento della società produttrice di caffè Lavazza SpA, nonché è presente da sessant'anni la Quercetti, società leader dei giocattoli educativi nel mondo .
In Corso Giulio Cesare 89 è presente la storica esposizione di Biliardi Deagostini, il cui laboratorio di produzione è presente da cinquant'anni in Via Baltea.
Da qualche anno è iniziata un’interessante attività di recupero architettonico degli edifici industriali dell’area all’Ex-Fiat Grandi motori, su via Cervino, trasformati in interessanti loft utilizzati oggi da artisti, agenzie di comunicazione e design, magazzini e show-room commerciali.

In zona ha sede anche l'importante polo culturale e sociale dei Docks Dora (il cui nome esteso era Docks Torino-Dora) struttura nata agli inizi del novecento, raccordato in origine alla ferrovia Torino-Milano, e dismesso dagli anni sessanta è ancora oggi al centro di costante interesse architettonico e sociale vista la quantità di locali commerciali, di terziario, culturali e di intrattenimento e circoli sorti o rinnovati nel corso della riqualificazione del quartiere.
I magazzini Dora furono costruiti fra il 1912 e il 1914, in concomitanza con la nuova cinta daziaria di Torino (la cosiddetta cinta Rossi, anch'essa del 1912). L'area scelta per la loro costruzione non fu casuale, in quanto prossima sia alla ferrovia sia a molte delle più grandi industrie cittadine dell'epoca.
Al pari dei coevi Docks Porta Nuova (attuale piazza Carducci), il nuovo impianto mercantile offriva servizio di custodia e conservazione merci - soprattutto generi alimentari - in franchigia daziaria. Diverse furono le funzioni assolte dai magazzini, che fra l'altro contavano torrefazioni e attività di lavorazione enologica e dolciaria. I locali interrati ospitavano vini e formaggi, mentre una cella frigorifera occupava un'intera manica e riforniva di ghiaccio la città. I vagoni, inoltre, giungevano nello scalo grazie a un raccordo con la rete ferroviaria e un sistema di binari a giro, che permettevano di scaricare le merci direttamente in banchina.

I magazzini generali rimasero in attività per tutto il primo Novecento e per un paio di decenni del secondo dopoguerra, andando incontro alla dismissione negli anni sessanta.
Ormai dismessi dalla loro funzione originaria, i Docks Dora non tardarono a rianimarsi di vita nei decenni successivi. Al loro interno, a partire dagli anni ottanta, si contano diversi generi di attività che da ambiti quali il commercio e il terziario spaziano in manifestazioni artistico-culturali e forme di intrattenimento. Sede di gallerie d'arte contemporanea, circoli privati, studi di artisti e musicisti, sale di prova e di registrazione, studi di architettura, locali notturni, questo e altro ancora hanno ospitato i vecchi magazzini.
Vale la pena, a tal proposito, ricordare i club notturni che hanno animato le serate dei Docks, locali particolarmente cari alla scena musicale torinese e al nightclubbing degli anni novanta. A cavallo fra i due secoli i Docks Dora furono un vero e proprio punto di riferimento per la cultura underground e postindustriale di Torino.


A seguito di una delibera comunale datata 30 ottobre 1912, la Società anonima Cooperativa dei Docks Torino-Dora costituì i nuovi magazzini generali a nord del fiume Dora, affidandosi alla progettazione dell'ing. Ernesto Fantini e alla costruzione edile dell'impresa Porcheddu. L'impresa Porcheddu all'epoca era concessionaria del sistema Hennebique, un innovativo sistema edilizio basato sui primi utilizzi del calcestruzzo armato; fu proprio a questo sistema che si ricorse nella costruzione dei Docks Dora.
Il corpo dell'edificio, i cui prospetti si presentano in mattoni rossi a vista, risulta diviso in due aree principali: quella a sud, formata da quattro padiglioni disposti a tridente (i primi tre si affacciano direttamente sull'ingresso); quella a nord, nella parte retrostante del complesso, composta da fabbricati paralleli di differenti altezze. Di particolare rilievo è l'ingresso dei magazzini posto su via Valprato, su cui campeggia la scritta "Magaz. Dora MCMXII". Molto suggestiva e dotata di portineria, quest'area è coperta da un elegante velario in vetro e calcestruzzo armato, che, grazie alle sue complesse strutture reticolari, consente un'illuminazione diffusa nella zona d'accesso.


Altra presenza industriale storica della Barriera era la Ceat (acronimo di Cavi Elettrici e Affini Torino): una società italiana produttrice di cavi e di pneumatici, seconda industria della gomma in Italia dopo la Pirelli. Venne fondata nel 1924 da Virginio Bruni Tedeschi, nonno della regista e attrice Valeria Bruni Tedeschi e della modella e cantante Carla Bruni. La fabbrica di pneumatici, aperta nel 1939, come produzione di maschere antigas, si trovava nel quadrilatero compreso tra via Leoncavallo, via Bioglio, via Ternego e via Pacini e venne chiusa nel 1979; parte dell'area venne acquisita dal comune di Torino per costruire abitazioni e servizi ed il marchio CEAT divenne di proprietà della Pirelli. Su quest’area nasce nel 2001 in via Leoncavallo 27 Casa Acmos: all’interno della fabbrica abbandonata divenuta rifugio per i senza tetto e i tossicodipendenti il Gruppo Abele aprì un Centro Crisi e un Drop in, dove nel 2001 viene accolta anche Acmos.
Casa Acmos, prima esperienza comunitaria di Acmos, è uno spazio dove sperimentare la convivenza tra le persone, partendo, prima di tutto dalla condivisione della vita quotidiana.
I quattro pilastri su cui si basa la vita comunitaria sono: formazione permanente, attenzione ai consumi, risoluzione non violenta dei conflitti e accoglienza.
Alcuni membri dell’associazione vivono la comunità tutto l’anno accogliendo i Gec che trascorrono due settimane dell’anno in Casa Acmos, in cui sperimentano la vita comunitaria e imparano a vivere insieme, a condividere il ritmo di una giornata normale, trovando i compromessi tra i propri interessi, le proprie abitudini e quelle degli altri.
Sempre sull’area ex- Ceat è stato inaugurato a settembre 2012 spazio verde di 16mila metri quadri con spazi a prato, nuove alberature e arredi, giochi per bambini e adolescenti e un percorso fitness per la terza età. L’intervento, avviato dal 2007 e più volte rallentato per la necessità di compiere approfonditi lavori di bonifica ambientale, è stato completato nell’ambito del Programma Urban Barriera di Milano e si configura come primo tassello della riqualificazione che interesserà gli spazi verdi della zona est di Barriera di Milano e che verrà portata a termine entro il 2014.


Barriera di Milano è anche sede, ancor oggi in via di sviluppo, del settore terziario e mercatale. Vi sono infatti quattro importanti mercati rionali aperti tutta la settimana, precisamente in Via Porpora, Piazza Crispi, Piazza Foroni e Corso Taranto .


Di particolare interesse è soprattutto il mercato di piazza Foroni, chiamata comunemente piazzetta Cerignola per la ricca presenza in zona di immigrati pugliesi che hanno fortemente modificato gli usi alimentari della zona e la tipologie di verdure, frutta, formaggi e insaccati che qui si trovano con maggior facilità; non a caso si incontrano in zona a breve distanza dal mercato due eccellenze in materia di panificazione pugliese: il Tarallificio Il Covo in Piazza Cerignola/Foroni, 2 dove i taralli o scaldatelli (nelle versioni semplici, con finocchio, cipolle o piccanti) sono di una freschezza tale che il sabato mattina il titolare Nicola Natalicchio non fa quasi tempo a sfornarli e impacchettarli espressi che sono già terminati, poco distante nel Panificio Pugliese in Via Crescentino, 4 viene preparato il pane (solo in ciambelle o forme da uno o mezzo kg) e focaccia con farina di semola rimacinata che viene fatta arrivare direttamente da Altamura; ottimi anche i prodotti confezionati come i biscotti all’olio d’oliva e scaldatelli con la glassa, sempre freschissimi. Difronte al Tarallificio Il Covo, Filippa Bellotti, di origini romagnole e in città dal 52, gestisce il piccolo ma ricco negozio con prodotti naturali e biologici in vetrina, L’angolo della Natura, e dispensa generosi consigli nell’ambito dell’erboristeria e della macrobiotica, accumulati nella sua esperienza quasi trentennale.
Rimanendo in tema di segnalazioni alimentari: la pasticceria Micci in corso Vercelli 108/d, specializzata in pasticceria siciliana catanese ed eccellenti cannoli alla ricotta riempiti al momento e la storica enoteca Prunotto in corso Vercelli 70 da segnalare per l’atteggiamento rilassato e cordiale dei giovani gestori (eredi Prunotto) e la possibilità di acquistare ottimo vino sfuso.

Effettivamente l’anima commerciale è una delle rivelazioni del quartiere e un arma per la sua ripresa anche nell’ottica del progetto Urban Barriera; ha sede in zona in via Sesia, 23/B la bottega di un vecchio ombrellaio, uno dei più vecchi di Torino e d’Italia con un’attività (quella del bisnonno risalente al 1890) che con un rinnovamento e arricchimento di campionario (100 manici, 63 tessuti, centinaia di bordure, oltre 200 ricami, aste e finiture di tutti i tipi) è arrivato fino ad oggi lavorando per lo più su ordinazione del cliente (di tutta Italia) o riparando modelli più o meno d’epoca; 


in corso Palermo, 110/C La Migliore fabbrica da anni cassette della posta (in vetro e alluminio, dorato o d’argento) per i palazzi della città, poco prima il ciclista del quartiere, Riparazioni bici, al n° 99 di corso Palermo dove dal 1960 il vecchio padrone Giulio e successivamente l’attuale titolare Domenico Varesano aggiusta le bici del quartiere, come nelle officine artigianali del tempo; al 16 di via Valprato Con.sel è un autoselleria (come l’ombrellaio di via Sesia, eccellezza artiginale della Regione Piemonte) che confeziona e ripara sedili, fodere e interni per automobili e e ospita anche mobili e letti ricavati da sedili di vecchie auto.


Quattro sono le arterie che attraversano Barriera di Milano verticalmente e attorno a cui ruota la vita sociale ed economica del quartiere: corso Giulio Cesare, corso Vercelli, via Cigna e via Bologna; corso Giulio Cesare è l’asse portante che collega il quartiere da nord a sud dall'inizio dell'autostrada Torino-Milano al centro città (la "barriera" ai limiti del quartiere Aurora) con una discreta quantità di negozi e di servizi e vede nella chiesa cattolica Maria Regina della Pace un centro religioso di un certo interesse architettonico e storico tempio dall'architettura bizantineggiante su un impianto a croce greca; inaugurata del giugno 1901, fu gravemente danneggiata dai bombardamenti e in seguito ricostruita. Anche corso Vercelli unisce la zona nord e la zona sud del quartiere con molte bar e attività commerciali, nonché luoghi di ritrovo, danno alla via un certo interesse; la via presenta una stile architettonico molto semplice risalente agli anni cinquanta/sessanta.; via Cigna (assieme a corso Giulio Cesare) collega il quartiere con il centro cittadino (distante appena 4 km) e oggi sede di importanti cambiamenti strutturali con i lavori di rinnovamento da parte del comune; via Bologna, ancora oggi rappresenta un importante insediamento industriale: vi risiedono infatti molte piccole e medie aziende del settore elettronico, telecomunicazioni e tessile; in via Gottardo, nei pressi di piazza Donatori di Sangue, ha sede l'Ospedale "San Giovanni Bosco", tra i più importanti della città di Torino, nonché centro di referenza per la periferia e l'"hinterland" nord. 


I Bagni Pubblici di via Agliè, dove tra l’altro la struttura è rimasta tale al piano terreno, dove è attivo dal 2006 il servizio di docce a pagamento dal lunedì al sabato, sono una Casa del Quartiere, realizzata grazie al Contributo della Compagnia di San Paolo in collaborazione con la Città di Torino e la VI Circoscrizione e si colloca a pieno titolo nel progetto Urban Barriera, finanziato dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte e dalla Comunità Europea, un programma di sviluppo urbano che opera sul piano fisico, economico, sociale e interviene sul territorio favorendo la collaborazione e l’interazione propositiva tra tutti i soggetti attori e beneficiari della riqualificazione con il fine ultimo di innescare un processo di miglioramento complessivo dell’area di Barriera di Milano; Urban Barriera (il cui sportello aperto al pubblico è in Corso Palermo, 122) è l'ultimo nato dei programmi di rigenerazione urbana messi in campo dalla Città di Torino, e raccoglie la ricca esperienza maturata a partire dalla metà degli anni Novanta con progetti quali The Gate a Porta Palazzo o Urban 2 a Mirafiori. Tecnicamente si tratta di un PISU, un Programma Integrato di Sviluppo Locale; il piano, che ha un costo complessivo di 35 milioni di euro, è stato redatto dalla Città di Torino e finanziato per 20 milioni dalla Regione Piemonte mediante la gestione dei fondi europei Por Fesr 2007-2013, e per la restante parte da fondi comunali o provenienti da ulteriori accordi con Stato e Regione per la realizzazione di interventi specifici.
L’obiettivo dei Bagni di via Agliè, nell’ottica di Urban Barriera, è di incontrare artisti in giro per la città, con lo stesso principio naturale e spontaneo degli incontri umani e invitando all'incontro tra culture e stili, promuovendo l'arte come luogo di incontro e non a caso l’area delle docce non in più in uso viene spessso utilizzata per mostre temporanee spesso legate all’interculturalità. All’interno dei Bagni di Via Agliè è inoltre presente uno sportello di informazione e orientamento che si occupa fondamentalmente di accompagnamento alla ricerca del lavoro, orientamento ai servizi della città, accompagnamento alla ricerca della casa, assistenza per problematiche legali in collaborazione con la Pastorale Migranti che ha un servizio di sportello legale rivolto alle problematiche sull’immigrazione molto efficiente e raccolta di informazione e divulgazione di eventi culturali.

Altro importante centro di socialità ed educativa territoriale è l’Oratorio Salesiano Michele Rua,  sorto nell'anno 1922 in Via Giovanni Paisiello, allora completamente in mezzo a prati, con la Chiesa che dal 1958 è stata elevata a Parrocchia; è sempre stato un importante punto di aggregazione giovanile e popolare, con l'ampio cortile per i giochi e la Scuola Media, i campi sportivi di calcio, pallacanestro e pallavolo, il teatro con spettacoli periodici, il cinema, funzionante dal 1952, prima parrocchiale ed ancora oggi esistente, unico rimasto tra i cinema della "zona".
In Via Cherubini è presente ancora, seppur ristrutturata, parte della storica cascina Brunè o Brunero che risale perlomeno al Seicento, in quanto è ben visibile nelle mappe dell’assedio di Torino del 1706 sotto il nome di “Pietro Brunero; trasformata in edificio residenziale a inizio Novecento, conserva ancora in parte l’aspetto rustico originario anche dopo l’ultima ristrutturazione”. Nel 1706 la cascina viene occupata dai francesi ed è sulla linea di controvallazione che unisce il Regio Parco, le cascine Gioia, Bruné, Benso, Violino, Marchesa, Scaravella.

Al n° 141/7 di corso Vercelli si trova la Biblioteca Civica Marchesa situata in una una parte dell’edificio che trae origine da una vecchia cascina, indicata nella seconda metà del XVII secolo come “La Florita” dal nome della proprietaria, la Marchesa Cristina Carlotta Fleury Biandrate di San Giorgio, ed in seguito chiamata “Marchesa”, la quale venne acquistata e fatta ristrutturare dal Comune di Torino nel corso degli anni Settanta. La biblioteca “Cascina Marchesa” fu inaugurata nel gennaio 1981.
Barriera è anche musica come dimostrano il jazz club Le Ginestre, che dal 1987 in Via Valprato, 15 è uno dei centri musicali del quartiere e organizza, tramite l’associazione Valprato15, un programma live e molte iniziative nel quartiere come Jazz in strada e Jazz in barriera; ai confini del quartiere, sempre in tema musicale, troviamo invece in Via Cigna, 211 lo sPAZIO211 che si definisce “un’oasi alternativa a libera vocazione artistica” dove è possibile ascoltare “la quintessenza della produzione Rock indipendente di prima classe degli ultimi anni in una delle pochissime lande rimaste preservate dal mainstream”.

Seguendo via Sempione, tra via Monterosa e via mercadante, si incontra un giardino alberato, con giochi per bambini, di fronte all'Ospedale San Giovanni Bosco, che è stato dedicato dal Comune di Torino, durante una celebrazione tenutasi il 14 marzo 2008, a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, attraverso un progetto realizzato dai bambini delle scuole medie ed elementari coordionati da libera e casa Acmos: un serie di mattonelle bianche con disegni di mani e piedi e parole come ‘libertà’ e ‘giustizia’ con il senso di un ‘passato’ che deve lasciare il segno.

Anche dal lato gastronomico, Barriera di Milano nasconde piacevoli sorprese che spaziano dalla tradizione all’etnicità: si trova infatti in zona una delle migliori trattorie di Torino: Bon Bon in Via Renato Martorelli, 43; è una sicurezza infatti venire a mangiare qui per assaporare la cucina qui preparata ad arte e con la giusta dose di originalità ed estro. Si può mangiare alla carta, ma è molto più interessante affidarsi a uno dei menù proposti che permettono di assaggiare le tante sfaccettature della cucina del Bon Bon: menù antipasti a 20 euro (10 antipasti a scelta + dessert), menù degustazione completo a 22 euro (4 antipasti + 2 primi + 2 secondi + dessert ) o menù degustazione un po' meno a 19 euro (4 antipasti + 2 primi o 2 secondi + dessert), in ogni caso la qualità dei piatti è sempre ottima; per gli antipasti, si possono assaggiare involtini di peperone con tomino fresco, vitello tonnato, polentina con funghi e salsiccia, crostone con speck e tomino stagionato, carne cruda, crostino con lardo di Arnad al miele e nocciole, lingua al verde, voul-au-vent erbette e fontina, sformato di radicchio con gorgonzola e (sempre presente) brie fritto con confettura di mirtilli, come primi: risotto ai funghi, delicatissimi maltagliati (fatti in casa) con verdure e salame d'oca, gnocchi di patate (anche questi fatti in casa) al castemagno, come secondo: ottima tagliata  con rucola e parmigiano in scaglie e come dessert: panna cotta, bunet, pera cotta nel vinom , ma il must resta il tradizionalissimo e immancabile 'cremino al caffè'. Qualità e quantità: gli ottimi piatti vengono infatti serviti in porzioni più che abbondanti e anche il nome della trattoria sembra dovuto prprio all’espressione dialettale dell’ospite sazio difronte l’ennessima portata: bon, bonbasta in piemontese. 


Per rimanere nella tradizione non male anche la Trattoria ‘l Ciau Turin in Corso Giulio Cesare 174 che offre un’ottima scelta di piatti tipici piemontesi a prezzi contenuti (antipasti, gnocchi, angolotti, stracotti, …). 


Se si vuole invece provare una cucina etnica non così comune in città si può passare a trovare Lizzy che nella sua gastronomia Lizzy Kitchen (originariamente in S.Salvario e da qualche anno in Barriera) offre i piatti – essenzialmente take-away – della saporita e super speziata cucina nigeriana: il miglior biglietto da visita, il buon umore e il grandissimo sorriso di Lizzy!




Per il percorso completo e ulteriori approfondimenti: 



   

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