venerdì 19 luglio 2013

Parella: città o campagna?


Parella è un quartiere della Circoscrizione IV di Torino, che fa parte della periferia ovest della città, delimitato a sud dal corso Francia, ad est da Corso Lecce, a nord da Corso Regina Margherita e ad ovest da Corso Marche e dal Comune di Collegno. Confina con i quartieri di Pozzo Strada, Lucento, Vallette e San Donato.



Prende il nome dalla cascina Parella, un'antica cascina a corte che si trovava nella zona, della quale restano solo pochi resti. Storicamente il quartiere aveva una connotazione prettamente agricola con cascine sparse. Oggi è densamente abitato ed è prevalentemente a carattere residenziale, anche se non mancano fabbriche ed attività produttive importanti; il quartiere per secoli ha ospitato numerose cascine sorte dalla trasformazione di precedenti strutture agricole medievali. Sulla strada Antica di Collegno si scorgeva a destra, fra le attuali vie Carrera, Capelli e Passo del Brennero, il Borello, cascina con palazzina che il Comune ha poi restaurato e adibito a uffici decentrati.
L’origine agricola del quartiere è oggi ripresa negli orti urbani, come le Officine Verdi Tonolli (ingressi da via Valgioie 45 e da via Exilles 3): un’area verde, dove sorgeva un tempo …, di circa 8mila m2, aperta al pubblico dal 2002 per la libera fruizione da parte dei cittadini; non solo un giardino, ma anche piantagioni floreali, serre, orti e un frutteto (mele, pesche, albicocche, pere…), curati nel corso delle attività botaniche condotte dalle associazioni naturalistiche che gestiscono l’area. L’Area Verde è aperta al pubblico: giovedì e sabato 15-17.30 (da novembre a febbraio); martedì, giovedì e sabato 15-19.30 (da marzo a ottobre)



Attraverso l'antica strada di Collegno, si incontravano la villa settecentesca e la cascina del Gibellino, ancora oggi racchiusa fra le ville alla destra di via Michele Lessona e il Parella (via Servais 13, tuttora in parte esistente), che ha dato il nome alla borgata. Dove c'è ora piazza Campanella sorgeva il Maniscart, grossa costruzione con laboratori artigianali (falegnami, carradori, maniscalchi). Lionetto era il nome dei proprietari di un’antica cascina divenuta poi borgata, fra le vie Asinari di Bernezzo, corso Telesio e via Carrera. Dopo la ripida discesa verso la Dora si giungeva all'osteria della Porta Rossa, tappa obbligatoria per uomini e cavalli. Di qui, voltando a sinistra per la strada della Pellerina, si toccavano i Tetti della Bassa, e, verso il confine con Collegno, le cascine Mineur e Cascinotto, oggi ancora attive.

Il toponimo Parella, a unificare tutta questa vasta area, comparve negli atti del Comune solo nel 1930: conserva la memoria di un antico casato nobiliare, quello dei Marchesi San Martino di Parella, che furono i primi proprietari dell'omonima cascina. Le prime vie che sorsero nel 1906 sono via Salbertrand, via Exilles e via Gravere. Tutte le altre risalgono al periodo compreso tra il 1909 e il 1922. Nel 1921 nel territorio compreso fra il corso Altacomba (ora corso Svizzera), il corso Francia, il confine con Collegno e la Dora, vi erano poco più di 900 abitanti. Durante gli anni venti il quartiere ospitò numerose attività produttive, in prevalenza nel settore meccanico, che contribuirono a stravolgere la cultura contadina della zona e a distruggere la maggior parte delle antiche residenze rurali. Una specifica norma vietò di edificare lungo le vie Lessona e Servais per tutelare il terrazzo morenico che sovrasta la zona dell'alveo della Dora e il Parco della Pellerina.


All’inizio del percorso, nei pressi di Piazza Rivoli, vero crocevia del quartiere, ora interessato anche da un sottopasso e dal passaggio della Metropolitana, si trova la Caserma dell’esercito Carlo Amione, che si trova nella sede della ex SCAT (Società Ceirano Automobili Torino), azienda nata nel 1906 in via Madama Cristina per volontà del cav. Giovanni Ceirano e trasferitasi in corso Francia 142 (ora piazza Rivoli 4) otto anni dopo risultando insufficienti i locali; fra il 1921 e il 1939, l’unione dei vari edifici industriali definì l’immobile del Genio Militare e recentemente le Forze Armate vi hanno stabilito la direzione dell’UTT (Ufficio Tecnico Territoriale) e il Centro Approvvigionamenti; a poca distanza sui in c.so Francia, 164-170 si trova l’imponente casa generalizia dell’Istituto delle Suore del S.Natale: congregazione fondata da don Francesco Bono, vicario parrocchiale di Pozzo Strada, insieme con Giuseppina Cavagnero nel 1890 e trasferitasi qui nel 1892 con successivi ampliamenti del complesso ad opera  dagli architetti Enrico Mottura (1896) e Mario Cerruti (1920); l’istituto si dedicò nel tempo all’assistenza di ragazze, minori, anziani che attualmente vi risiedono.


Poco dopo la Villa La Tesoriera, così nota come abbreviazione di Villa Sartirana detta La Tesoriera, una villa settecentesca torinese il cui ingresso principale è in Corso Francia ed è circondata da un vasto parco aperto al pubblico (utilizzato tra l’altro nel giugno scorso per l’evento Cena in Bianco con 8.000 partecipanti).
La villa si denomina La Tesoriera essendo stata costruita per il potente consigliere di Stato e tesoriere generale dello Stato sabaudo, Aymo Ferrero di Cocconato che aveva acquistato nel 1713 i terreni sui quali sorge la costruzione. L'architetto cui venne affidato l'incarico dell'edificazione fu Jacopo Maggi, che s'ispirò allo stile di Guarino Guarini. Il Ferrero, già possessore di modesti diritti di giurisdizionali (ad esempio nel feudo di Cavoretto) aveva acquistato parte del feudo di Cocconato dai fratelli Carlo e Francesco Boetti nel 1697. L'inaugurazione della villa avvenne nel 1715 alla presenza di Vittorio Amedeo II e della corte. Aymo Ferrero morì nel 1718 e complesse vicissitudini finanziarie coinvolsero la seconda moglie ed erede universale, Clara Teresa Gay che fu costretta a vendere la villa, acquistata dal marchese Ghiron Roberto Asinari di San Marzano, il quale la cedette dopo non molti anni all'avvocato Bonaudi. La parabola ascensionale dei Ferrero di Cocconato (che erano ramo di una tra le più antiche e influenti famiglie dei Carignano) volgeva al termine e la villa stessa visse momenti di parziale decadenza. Così Amedeo Grossi descriveva la villa diversi anni dopo la sua costruzione, nel 1790: «La Tesorera villa, e cascina del signor Avvocato Casimiro Donaudi [è] situata lungo, ed alla destra dello stradone di Rivoli distante un miglio da Torino. Avanti il palazzo èvvi un filare d'olmi a tre ordini con un grande rastello di ferro, che la chiude verso lo stradone; quindi altri tre rastelli frammezzati da tre ben architettati pilastri, che separa il filare dal cortile; il suddetto palazzo è il più bello, che vi sia lungo lo stradone di Rivoli tutto in architettura, con un bel salone, e magnifici appartamenti». Al piano terreno vi erano stanze con volte decorate il cui accesso avveniva attraverso un ingresso a galleria che collegava i due fronti. Il primo piano era occupato dal grande salone d’onore dedicato a Vittorio Amedeo II con quattro sale di contorno. I due piani erano collegati da una doppia scala simmetrica che verrà in seguito demolita e sostituita da uno scalone laterale. Intorno, il paesaggio era costituito da campi, prati, dal braccio della bealera Porta, dalle vicine cascine Rolando, il Marino, Sant'Antonio. Nel corso dell'occupazione francese del Piemonte (1797-1814) la villa conobbe un periodo di decadenza e la cascina fu adibita a caserma dagli occupanti francesi. Nel 1806 venne acquista da un avvocato, certo Leovigildo Massa, che tuttavia la rivendette nel 1812 ad altro privato.


Nel 1825 venne acquistata dall'agente di cambio Agostino Fontana. Nel 1840 il catasto Rabbini non rilevò variazioni planimetriche. Alcuni anni più tardi, nel 1869, l'edificio e la tenuta vennero acquistati dal marchese Ferdinando Arborio Gattinara di Sartirana e Breme, senatore del Regno e famoso entomologo, che apportò numerose modifiche sia alla villa sia al parco: fu costruita la manica est con un nuovo scalone d’accesso al piano superiore e i due piani furono occupati da un museo di ornitologia. La cappella originaria venne adibita ad altri usi e ne fu edificata una nuova nei pressi del rustico, mentre i giardini furono trasformati con disegno di gusto pittorico. Nel 1934 l’edificio fu acquistato da S.A.R. Amedeo di Savoia duca d'Aosta, il quale provvide all'erezione dell'ala ovest su progetto dell'architetto Giovanni Ricci: due piani fuori terra e camere di piccole dimensioni con una scala di collegamento.
Nel 1962 la Villa venne venduta alla Compagnia di Gesù, che l'adibì a sede del suo Istituto sociale, sistema di scuole parificate elementari, medie inferiori, licei classico e scientifico in Torino. Acquistata dal Comune di Torino nel 1971, rimase a disposizione dei gesuiti fino al 1975, quando fu definitivamente lasciata al Comune. Attualmente l'edificio è adibito a biblioteca musicale intitolata al musicologo e critico musicale Andrea Della Corte, del quale conserva la biblioteca e l'archivio personale. Studiosi, studenti e appassionati di musica, in particolare di musica classica, trovano in questa biblioteca ricche collezioni di libretti d'opera, di saggistica musicale, dischi e CD e una interessante sezione di manoscritti e documenti iconografici. La Biblioteca accoglie inoltre un'ampia documentazione sulla danza e le arti coreutiche, grazie anche alle raccolte già facenti parte del Centro per la danza (documentazione e ricerca) e successivamente integrate nelle sue collezioni.


Il simbolo del quartiere, quasi a metà tra il Parco della Pellerina e la sua parte più residenziale, è la torre serbatoio  per l’acquedotto all’angolo tra Corso Telesio e Corso Appio Claudio, più conosciuto come il “fungo”: costruito negli anni Sessanta è divenuto il simbolo del quartiere e del suo skyline ed è stato spesso usato come marchio distintivo per giornali e manifestazioni cittadine.




Nel 1933 fu edificata in corso Lecce all'angolo con via Lessona il Villino Arduino, una palazzina, tra gli ultimi esempi di gusto neoeclettico a fronte delle incalzanti istanze razionaliste, progettata nel 1928 per l’imprenditore edile Giuseppe Arduino dall’architetto Paolo Napione, autore nel medesimo anno del Teatro Alfa. La palazzina venne edificata nel 1928 su progetto dell’architetto Paolo Napione, docente in costruzioni presso la Regia Scuola Tecnica Lagrange, autore nello stesso anno del Teatro Alfa e, quello successivo, della chiesa della Divina Provvidenza. Committente della villa, che da lui prese il nome, è il cavaliere Giuseppe Arduino, titolare di un’importante impresa edile nonché proprietario di diversi edifici nella zona, tra i quali la casa a cinque piani di gusto razionalista che farà costruire nel 1934 sul lato opposto della strada, in corso Lecce 57.


La palazzina è a due piani con struttura mista di muratura e cemento armato, con parziali sopraelevazioni a forma di torri formanti il terzo e quarto piano; la villa, che nel progetto originario presentava facciate più movimentate, sfrutta la posizione angolare per farne il suo imponente ingresso, composto da due elementi principali. Il primo è un volume che avanza fino a filo strada inglobando il portone di ingresso principale e l’atrio, con un terrazzo al primo piano; il secondo si svincola dal primo e si eleva a formare una torretta fortemente caratterizzata. Attorno a questo corpo angolare si articolano le due braccia laterali dell’edificio, le cui facciate sono percorse da un apparato decorativo ricco di affreschi e disegni fitomorfi e zoomorfi, realizzati in litocemento.
Il progetto prevede a sinistra dell’ingresso l’appartamento del custode e, a destra, gli uffici del cavaliere Arduino con i locali per i disegnatori, il segretario, l’amministrazione, mentre il piano superiore è destinato ad abitazione della famiglia. La villa fu in passato attribuita all’architetto Gino Coppedé (1866-1927), anche se il punto di riferimento principale è l’opera dell’architetto e restauratore Vittorio Mesturino, in particolare la palazzina in via Montevecchio 49 (1925).


Vero polmone verde del quartiere ma anche di tutta l’area ovest di Torino è il Parco della Pellerina, il cui nome ufficiale è Parco Carrara che è il più grande parco cittadino della città di Torino, con un'estensione di 837.220 m² (83,7 ettari), ma risulta essere anche il parco urbano più grande d’Italia. È compreso tra corso Regina Margherita a nord, corso Appio Claudio a sud, via Pietro Cossa a ovest e corso Lecce a est ed è attraversato dal corso della Dora Riparia.
Viene chiamato Parco della Pellerina da un'antica cascina, inglobata all'interno del parco, che recava il nome di cascina della Pellerina. Una possibile, ma interessante interpretazione del nome deriva dall'accostamento della dizione pellerina abitualmente utilizzato per denominare gli edifici o i locali dove venivano giudicati ed esposti i debitori insolventi con la pietra della berlina o pera berlina dove venivano messi appunto alla berlina gli stessi. Esiste un'altra possibile interpretazione, la cascina è situata lungo la strada che da Mont Saint Michel passa per la Sacra di San Michele in Val di Susa e termina al Santuario di San Michele Arcangelo, a Monte Sant'Angelo, conosciuta anche con il nome di "via di San Michele", era un percorso frequentato da molti pellegrini e sembra che in questa località trovassero rifugio per la notte. Di qui il nome del luogo, in seguito nacque la Cascina e "la Pellerina" sarebbe una contrazione del nome "la Pellegrina".
Il parco è ufficialmente dedicato a Mario Carrara (1866-1937), antropologo dell'università di Torino, uno dei soli 15 docenti universitari su oltre 1.200 che rifiutarono il Giuramento di fedeltà al fascismo, ma è noto a tutti i torinesi come Parco della Pellerina. Dal 2009 tutta la porzione del parco a nord della Dora è stata dedicata alla memoria dei 7 operai torinesi deceduti nel rogo della linea 5 dello stabilimento ThyssenKrupp il 6 dicembre 2007: l'area dello stabilimento si trovava infatti in corso Regina Margherita 400, proprio di fronte all'ingresso nord della Pellerina.
La prima idea del parco venne agli inizi del '900, ma soltanto negli anni 1930 incominciarono i lavori. La costruzione del parco continuò dopo il conflitto mondiale e ottenne la sistemazione attuale negli anni 1980 e anche il corso del fiume Dora Riparia all'interno del parco fu ampiamente modificato, rendendolo molto più lineare.  Il parco è dominato dalla presenza di alberi ad alto fusto alternati ad ampi prati e radure ed è utilizzato come luogo di passeggiate e di allenamenti podistici; non a caso tra la Dora e il Lago Grande, nella porzione nord, sorge la seicentesca cascina la Marchesa, che è la sede organizzativa della annuale maratona di Torino (Turin Marathon).


All’interno del parco vi sono alcune strutture sportive, tra le quali una piscina, campi da calcio (sia di proprietà di società sportive e non), una pista di pattinaggio liberamente fruibile, una pista da BMX in terra battuta, campi da bocce e da tennis e due laghi artificiali, di differenti dimensioni, che ospitano una fauna acquatica rappresentata da numerose famiglie di germani reali, folaghe, gallinelle d'acqua e cigni. In una depressione in prossimità dei due laghi si è recentemente (alluvione dell'ottobre 2000) formato uno stagno completamente naturale, l'unico del genere nella città di Torino. Si tratta di una zona umida di modesta profondità (max 80 cm), circondata da una corona di canne di palude.
Nella zona centrale si trova inoltre la cossidetta ‘vasca’, un ampio spazio in pietra ne che fino a qualche anno conteneva acqua della Dora per il divertimento dei bambini e che oggi riesce a ospitare migliaia di persone manifestazioni e concerti (come il Traffic Festival). Nella zona est invece, al confine con corso Lecce, sorge un piazzale sterrato che frequentemente accoglie il luna park, il circo e altre manifestazioni fieristiche.


A breve distanza dal Parco della Pellerina seguendo il percorso della Dora verso ovest, resistono ancora oggi varie cascine, alcune già presenti nelle carte di fine ‘500: si tratta di edifici rurali di pianura (grange) a pianta rettangolare a due livelli e ampia corte centrale; al piano terreno stalla e cucina, camere e fienili al secondo e in molte sono ancora diffuse le coltivazioni orticole.


La prima che si incontra è la Cascina Pellerina (via Pietro Cossa 263): circondata da vasti campi coltivati a mais, è l’unica a tre piani. Il sito, attestato già dal 1500 come Valle Pellerina o Pellarina (vi era anche un guado), dà il nome all’intera zona e al parco.
La maggior concentrazione di cascine è invece sulla Strada della Pellerina: Cascina Basse di Dora (strada della Pellerina 72), denominata a fine ‘500 “Cassina o Tetto de Lioneti”, solo dopo il 1762 appare il toponimo “Tetti Basse di Dora”, è caratterizzata dall’abbaino con orologio e dall’orto protetto da muro di cinta. A bordo strada vi è il pilone votivo con tettuccio ogivale dedicato alla Madonna, Regina della Pace;




Cascina Frus Cascinotto (strada della Pellerina 77), tra le più attive per l’allevamento bovino e di animali da cortile, è caratterizzata dalla testa bovina con corna appesa all’ingresso principale e dalla strada si può gettare un occhio su stalle e pascoli; più distante dalla strada Cascina Mineur (strada della Pellerina 78), cascina con casa padronale, che prende nome dalla famiglia Mineur, funzionari pubblici e proprietari dal 1706 e nasconde dietro al muro di cinta settecentesco un ampio orto-giardino.


A breve distanza dal confine con il comune di Collegno Cascina Grange Scott (strada della Berlia 543), il nome anglofilo sembra legato al fatto che, un tempo, apparteneva ad un abate di origine scozzese, secondo altri la struttura apparteneva semplicemente al Conte Scotti; alcuni campi circostanti la cascina erano un tempo coltivati a canapa. Attualmente è dotata di punto vendita carne e formaggio e di aula didattica dove si può assistere a dimostrazioni agricole, apprendendo i metodi di coltivazione e di allevamento; infine Cascina Berlia (strada della Berlia 545), indicata nel 1579 come Cassine de Nazzery, nel 1762 è denominata Cascina ‘d Lappie’; nel 1805 appare il nome attuale, dato dalla Famiglia Berlia. A fianco dell’edificio sorse nel 1788 una sontuosa Cappella barocca dedicata a San Luigi oggi in rovina.


Il percorso finisce in prossimità dell'Aeroporto di Torino-Aeritalia, (ICAO: LIMA) "Edoardo Agnelli" che si trova nel territorio del comune di Collegno con ingresso in Strada della Berlia n. 500 a Torino proprio difronte alle Cascine Grange Scott e della Berlia sopracitate.
È un aeroporto turistico internazionale in ambito Schengen di categoria 2 ICAO gestito per incarico di ENAC dall'Aero Club Torino che viene utilizzato sia per attività turistica che per scuola (volo a vela e a motore). Dispone di due piste di atterraggio: una in asfalto (10L/28R) di 1 074 × 30 metri ed una in erba (10R/28L) riservata al movimento alianti di 700×30 metri. Dispone inoltre di una pista di atterraggio per elicotteri illuminata, e quindi con possibilita di operare anche di notte munita di un sistema di avvicinamento A-PAPI, oggi principalmente utilizzata dal servizio di elisoccorso.
Sull'aeroporto operano l'Aero Club Torino, il servizio di elisoccorso 118 della Regione Piemonte, attività di gestione di apparati avionici della società DigiSky in collaborazione con il Politecnico di Torino, una società privata che svolge attività di vendita ricambi aeronautici e una scuola di volo.
L'ingegnere Ottorino Pomilio nel maggio del 1916 fondò, con sede in corso Francia, la Società Anonima per Costruzioni Aeronautiche ing. Ottorino Pomilio & C., per la costruzione di velivoli SP2 (Savoia Pomilio), ed il 10 luglio 1916, per il collaudo dei suoi aerei, inaugurò quello che è oggi conosciuto come Aeroporto Torino- Aeritalia, con il volo del prototipo del velivolo militare SP2, pilotato dal sergente Almerigi. Dopo l'aeroporto di Mirafiori (inaugurato nel 1911), che fu operativo fino all'inizio della seconda guerra mondiale, quello di Torino-Aeritalia è stato per almeno due decenni (anni '40 e '50) il principale aeroporto di Torino, che tanta parte ha avuto, e continua ad avere, nella storia aeronautica della città.


Il 23 maggio 1917 alle ore 11.25, decollando dal campo dell’Aeritalia venne inaugurato il primo volo postale italiano. Pilotato dal tenente Mario De Bernardi (collaudatore della Pomilio) il velivolo P.C. (Pomilio Caccia), con a bordo 200 kg di posta e 100 copie della Stampa, atterrò dopo 4 ore e 3 minuti all’aeroporto di Centocelle a Roma alla presenza delle autorità civili e militari.
Nel 1918, la Società Pomilio e l’annesso campo volo vennero ceduti all’Ansaldo e da questa passati più tardi (1927) alla FIAT, che denominò questo complesso "FIAT Aeronautica d’Italia S.A." da cui, nel tempo, l’abbreviazione "Aeritalia". All’epoca in cui la FIAT completò il binomio terra-mare con la parola cielo, il cielo più importante era quello dell’Aeritalia.
Dalla pista dell’Aeritalia, effettuarono il loro primo volo, nell’arco di oltre 30 anni, i prototipi degli SP di Savoia Pomilio, degli SVA di Savoia, Verduzio, Ansaldo, dei Fiat CR e BR di Rosatelli, dei G di Gabrielli. Per il collaudo di questi velivoli la FIAT costruì negli anni ’30 la pista 30 in conglomerato bituminoso di 1 000 × 60 metri, successivamente allungata a 1 500 metri nel 1963. Piloti collaudatori come Brach Papa, Lovadina, Ferrarin, Rolandi, Cus e Catella metteranno a punto, sul campo dell’Aeritalia, macchine che a cavallo delle due guerre porteranno il nome di Torino e dell’Italia ai più lontani confini. Più tardi queste macchine verranno sostituite dai famosi Fiat G.50 e G.55 e G.59 tutti decollati e collaudati su questa pista.
Nell’aprile del 1944 l’aeroporto dell’Aeritalia fu oggetto di spaventose incursioni aeree e fu colpito da oltre 250 bombe durante i ripetuti bombardamenti a tappeto mirati a colpire sia l’aeroporto che la contigua fabbrica di aerei della FIAT Aeritalia. Al termine della guerra l’aeroporto (che era nel frattempo diventato il principale aeroporto cittadino) fu completamente ripristinato ed il 5 maggio 1947 la pista 30 dell’Aeritalia vide la ripresa dei voli commerciali di linea con il primo volo dell'Alitalia che fu anche il primo volo di linea italiano del dopoguerra sulla tratta Torino-Roma. Questa pista vide altresì decollare i prototipi dei primi aerei da trasporto di produzione nazionale messi in linea dalle Avio Linee Italiane nel primo dopoguerra, e rappresentò anche il principale scalo torinese fino al 1953 quando l’aviazione commerciale incominciò ad operare dall’aeroporto di Caselle. La palazzina dell'aeroporto venne ristrutturata nel 1958 dall'architetto torinese Carlo Mollino e nel periodo dal 9 al 14 giugno 2009 è stato sede dei World Air Games. A cavallo fra gli anni sessanta e settanta, sulla pista 30 dell'aeroporto, venivano collaudate le vetture Abarth da competizione. Parte di tale pista esiste ancora oggi, ma non è più utilizzabile dai velivoli.


Gastronomicamente parlando, a Parella si può fare una merenda sinoira o veloce spuntino (anche in versione take-away) a base di salumi e formaggi prodotti dalla Cascina Grange Scott oppure un sandwich fusion da Kebaguette in Via Borgosesia, 88 che rappresenta la sfida decisamente riuscita di Khalid El Moutaouakkil originario di Casablanca di rendere chic e ancora più stuzzicante il tradizionalissimo e popolare kebab. Quando entri da Kebaguette pensi infatti di essere in una boulangerie francese dall'atmosfera calda con toni e colori mediterranei: il profumo però è quello della carne arrostita tipica del kebab a cui si accompagna quello altrettanto buono delle baguette appena sfornate. Il locale è la giusta fusion tra il più tradizionale degli street food nord-africani e medioerientali - ovvero il kebab - e le fragranti e buonissime baguette parigine che vengono servite non necessariamente ripiene di carne ma di una grande varietà di ingredienti, tra cui le buonissime - conterranee del kebab - falafel. Ottima anche la pizza e il kebab in versione arrotolata o servito nel piatto con insalata e patate fritte. Buoni i dolci marocchini (fatti in casa) o la coppa con yougurt, ricotta e pepite di cioccolato.

Per un buon gelato in zona:Bianco Panna in Via Asinari Di Bernezzo, 108.

Per il percorso completo e approfondimenti: "L'altra Torino. 24 centri fuori dal centro" da pag. 233 a pag. 244

http://it.wikipedia.org/wiki/Parella_(Torino)



1 commento:

  1. In zona Parella ci sono nata io, per l'esattezza via Salbertrand

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